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Il Fisco può insinuarsi al passivo anche senza ruolo

L’Amministrazione Finanziaria può far valere direttamente il proprio credito in una procedura fallimentare senza affidarsi al concessionario, e la relativa domanda di ammissione al passivo non presuppone necessariamente la precedente iscrizione a ruolo del credito azionato e la notifica della cartella di pagamento.

Il principio è stato affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella sentenza n. 4126 depositata il 15 marzo.
La vicenda ha origine con la proposizione di un’istanza di ammissione al passivo da parte del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate, alla quale venivano allegati, quale titolo del credito vantato, copie dei fogli di prenotazione. Nei due gradi di giudizio la domanda veniva rigettata, sul presupposto che per l’ammissione al passivo fosse necessaria la formazione del ruolo e la notifica della relativa cartella di pagamento. La Cassazione, invece, è stata di parere opposto.
In primo luogo, le Sezioni Unite dovevano pronunciarsi sulla legittimazione autonoma e diretta dell’Amministrazione finanziaria per far valere il proprio credito nell’ambito di una procedura fallimentare, e hanno statuito al riguardo che il potere riconosciuto al concessionario di rappresentare l’Amministrazione non vale ad escludere la titolarità del credito da parte di quest’ultima.
Il secondo aspetto problematico, che conseguiva direttamente dal primo, atteneva alla necessità o meno della preventiva iscrizione a ruolo dei crediti azionati e della notifica della cartella alla curatela del fallimento.
In passato alcune pronunce di legittimità avevano affermato che per l’ammissione del credito era richiesto il duplice requisito di cui sopra. Tuttavia, ha precisato la sentenza in commento, tutte quelle pronunce sono intervenute in fattispecie diverse, nelle quali l’istanza di ammissione era stata presentata dal concessionario e non, come nel caso di specie, direttamente dall’Amministrazione Finanziaria.
La soluzione della Cassazione trova il suo fondamento nel dato normativo: la disciplina dettata in materia di ammissione al passivo (artt. 93 e ss. l. fall.), infatti, non richiede la previa formazione di un titolo ad efficacia esecutiva. Posto che il legislatore non ha previsto deroghe espresse, non vi sono motivi per ritenere che questa disciplina, dettata in via generale per le domande di ammissione di crediti, non possa essere applicata anche ai crediti tributari.
Aggiunge poi la Suprema Corte che, in mancanza del ruolo, la domanda di ammissione avrà esito negativo per il Fisco in caso di contestazione del curatore, attesa la citata impossibilità, per il giudice fallimentare, di procedere direttamente a un accertamento nel merito.
Il ruolo, pertanto, rafforza la posizione del creditore, ma non costituisce elemento imprescindibile per la proposizione della domanda: l’assenza del ruolo, in altri termini, espone semplicemente il creditore al rischio dell’iniziativa adottata dal debitore, senza però comportare, per quest’ultimo, alcun pregiudizio.

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