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Insinuazione tardiva: il termine annuale vale anche per Equitalia

L’istanza di ammissione tardiva, volta a insinuare un credito tributario, deve essere presentata nel termine annuale di cui all’art. 101, comma 1, l. fall., senza che i termini più lunghi previsti per la formazione del ruolo possano costituire ragioni di scusabilità del ritardo.

Lo ha ribadito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5254 del 2 aprile, intervenuta in una vicenda che ha visto Equitalia proporre una domanda di ammissione allo stato passivo di un fallimento per crediti tributari. Il giudice delegato dichiarava inammissibile la domanda, perché proposta oltre il termine annuale di cui all’art. 101 l. fall., e il Tribunale respingeva l’opposizione di Equitalia la quale, infine, ricorreva per cassazione.
I giudici di legittimità precisano che anche l’Amministrazione dello Stato e l’Ente di riscossione, al pari di ogni altro soggetto pubblico privato, per far valere in giudizio i propri diritti sono tenuti al rispetto delle regole processuali. Prima tra tutte, quella che prevede, ex art. 101 l. fall., il termine di un anno per la presentazione dell’istanza di ammissione tardiva, con riferimento a tutti i crediti, compresi quelli tributari. I diversi, e più lunghi, termini previsti per la formazione del ruolo non possono costituire, di per sé, ragioni di scusabilità del ritardo e non possono, pertanto, legittimare la presentazione ultratardiva della domanda ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 101 l. fall.
La scusabilità, al massimo, può assumere rilevanza in relazione ai tempi strettamente necessari all’Amministrazione statale per predisporre i titoli per l’ammissione e trasmetterli all’addetto alla riscossione.
Del pari infondato l’ulteriore motivo di ricorso proposto da Equitalia: il termine decadenziale de quo opera anche nei confronti dei crediti contributivi e tributari, a nulla rilevando la loro natura pubblicistica.

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