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La pubblicità legale dei dati personali sul Registro delle imprese prevale sul diritto all’oblio

Il diritto all’oblio su Internet, riconosciuto a partire dalle sentenze della Corte di Giustizia UE del 13 maggio 2014, causa C-131/12, incontra un limite nell’esigenza di pubblicità dei dati personali sul Registro delle imprese: la disciplina comunitaria sulla conservazione dei dati personali, e in particolare l’art. 2, paragrafo 1, lett. d) e j), l’art. 3 della Direttiva 68/151 e l’art. 6, paragrafo 1, lettera e), nonché l’art. 7, lettere c), e) e f), della Direttiva 95/46, ostano a che i dati personali, iscritti nel registro delle imprese possano, dopo un certo periodo di tempo e su richiesta della persona di cui trattasi, essere cancellati, resi anonimi o bloccati oppure resi accessibili unicamente ad una cerchia ristretta di terzi. Sono queste le Conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia europea, Yves Bot, presentate l’8 settembre scorso nella causa C-398/15.

 

Il caso. La vicenda ha origine in Italia, dove l’amministratore unico di una società edile, che ha ottenuto l’appalto per la costruzione di un complesso turistico, si rivolge al Tribunale di Lecce  per ottenere la cancellazione, la trasformazione in forma anonima o il blocco dei dati che lo ricollegano al fallimento di una precedente società di cui era stato amministratore unico e liquidatore, evidenziando di essere stato danneggiato, nell’attuale attività professionale, dalla presenza di tali dati.  Il Tribunale accoglie la domanda, ritenendo che sia “difficilmente sostenibile la necessità e l’utilità dell’indicazione nominativa dell’amministratore unico della società al tempo del fallimento”, per fatti avvenuti oltre un decennio prima. Secondo il Tribunale, le iscrizioni che collegano il nominativo di una persona fisica ad una fase patologica della vita dell’impresa non possono essere perenni; pertanto, trascorso un lasso di tempo congruo, tali iscrizioni non devono più ritenersi necessarie, “potendo l’interesse pubblico essere soddisfatto dall’indicazione delle vicissitudini della società con dati anonimi quanto alla persona fisica che ne era il rappresentante legale”. La sentenza viene impugnata dalla Camera di Commercio e la Cassazione, prima di esprimersi nel merito, sottopone alla Corte di Giustizia alcune questioni pregiudiziali.

 

La conservazione dei dati personali e le esigenze di pubblicità legale. Il giudice del rinvio richiede un intervento della CGUE volto a conciliare due principi contrapposti: da un lato quello di pubblicità dei registri delle imprese, sancito a livello comunitario dalla Direttiva 68/151 e a livello interno dall’art. 2188 c.c., e dall’altro il principio di conservazione dei dati personali per un arco di tempo non superiore a quello necessario al conseguimento delle finalità per le quali tali dati sono trattati, sancito dalla Direttiva 95/46, recepita in Italia per effetto del D.Lgs. n. 196/2003 (Codice della Privacy).

Ebbene, rileva l’Avvocato Generale che, nella vicenda de qua, i dati che devono figurare nei registri delle imprese, ai sensi della Direttiva 68/151, sono dati personali, ai sensi della Direttiva 95/46. La prima direttiva non prevede alcun termine alla scadenza del quale dovrebbero essere cancellate, rese anonime o bloccate le informazioni contenute nel registro delle imprese, nè una limitazione all’accesso di tali informazioni. Gli Stati membri sono, pertanto, tenuti a rispettare le norme comunitarie in materia di protezione dei dati personali (Direttiva 95/46, nonché gli artt. 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

Non vi sono, tuttavia, norme comunitarie che impongano alle autorità nazionali incaricate della tenuta dei registri delle imprese (i.e. le Camere di commercio) di cancellare o rendere anonimi i dati personali, su richiesta della parte e decorso un certo lasso di tempo. Inoltre, con la Direttiva 68/151 si è voluto favorire lo sviluppo del mercato interno, garantendo a tale scopo la tutela degli interessi dei terzi (e dei creditori), consentendo loro di poter accedere ai dati relativi alle persone che hanno il potere di rappresentare la società o che partecipano all’amministrazione, alla sorveglianza o al controllo della medesima. Tutto ciò è realizzato (anche) mediante il sistema di pubblicità legale delle informazioni iscritte nel registro delle imprese. Sistema che, pur senza limiti di durata e destinato  a una cerchia indeterminata di persone, non eccede quanto necessario al conseguimento dell’obiettivo succitato di interesse generale. Nel caso della pubblicità legale delle informazioni relative alle società, insomma, gli interessi che impongono la libera circolazione dei dati personali prevalgono sul diritto delle persone, i cui dati figurano in tali registri, a reclamarne la cancellazione, in nome di un diritto alla privacy e all’oblio. Secondo l’Avvocato Generale occorre, infatti, preservare la funzione essenziale del registro delle imprese, che è quella di fornire un quadro completo della vita societaria, anche rispetto a fatti passati.

 

Le conclusioni dell’Avvocato Generale. Per tali motivi, l’Avvocato Generale propone alla Corte di Giustizia di rispondere alla Cassazione nei seguenti termini: “L’articolo 2, paragrafo 1, lettere d) e j), nonché l’articolo 3 della direttiva 68/151/CEE del Consiglio del 9 marzo 1968, intesa a coordinare, per renderle equivalenti, le garanzie che sono richieste, negli Stati Membri, alle società a mente dell’articolo 58, secondo comma, del Trattato per proteggere gli interessi dei soci e dei terzi, come modificata dalla direttiva 2003/58/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 15 luglio 2003, e l’articolo 6, paragrafo 1, lettera e), nonché l’articolo 7, lettere c), e) e f), della direttiva 95/46/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 24 ottobre 1995, relativa alla tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, in combinato disposto con gli articoli 7 e 8 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, devono essere interpretati nel senso che essi ostano a che i dati personali iscritti nel registro delle imprese possano, dopo un certo periodo di tempo e su richiesta della persona interessata, essere cancellati, resi anonimi o bloccati, oppure resi accessibili unicamente ad una cerchia di terzi, ossia a coloro che comprovano un interesse legittimo all’accesso a siffatti dati”.

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