News

Le note di variazione IVA nel concordato con continuità

Nell’ambito del concordato preventivo in continuità, i creditori chirografari, dal momento in cui viene portato a compimento il piano di riparto, possono emettere la nota di variazione in diminuzione, fermo restando il diritto ad esercitare la detrazione entro il termine previsto dall’art. 19, comma 1, del D.P.R. n. 633/1972. È questo uno dei chiarimenti resi dall’Agenzia delle Entrate con l’interpello n. 113 diffuso nella giornata di ieri.

 

Il diritto alla variazione è subordinato alla “infruttuosità” delle procedure. Con riguardo specifico alle procedure concorsuali o esecutive, il diritto alla variazione è subordinato alla “infruttuosità” delle stesse, perché è solo al verificarsi di tale condizione che si ha una ragionevole certezza dell’incapienza del patrimonio del debitore. Nello specifico caso del concordato preventivo, la circolare del 17 aprile 2000 n. 77/E (e più di recente la circolare del 7 aprile 2017, n. 8/E, par. 13.2) ha ritenuto che si possa parlare di infruttuosità della procedura solamente per i creditori chirografari per la parte percentuale del loro credito che non trova accoglimento con la chiusura del concordato. Per accertare la predetta infruttuosità, occorre aver riguardo oltre che alla sentenza di omologazione (articolo 181) divenuta definitiva, anche al momento in cui il debitore concordatario adempie agli obblighi assunti in sede di concordato. Fino a tale data, infatti, il concordato può essere risolto e può essere dichiarato il fallimento.

 

La nota di variazione nel concordato. La questione ha ad oggetto alcuni creditori insoddisfatti che, per effetto del concordato, sono intenzionati ad emettere note di variazione, per recuperare l’IVA relativa alla parte di credito “falcidiata”. Sul punto l’Agenzia precisa che, in virtù delle modifiche recate all’art. 19, comma 1, D.P.R. n. 633/1972 dall’art. 2, comma 1, D.L. n. 50/2017, “laddove il dies a quo per l’emissione delle note di variazione sia antecedente il 1° gennaio 2017, il diritto alla detrazione può essere esercitato “con la dichiarazione relativa al secondo anno successivo a quello in cui il diritto alla detrazione è sorto”; a decorrere invece dal 1° gennaio 2017, la detrazione può essere esercitata al più tardi “con la dichiarazione relativa all'anno in cui il diritto alla detrazione è sorto” .  La nota di variazione emessa decorsi tali termini, non legittima l’emittente alla detrazione e non obbliga alla registrazione chi la riceve. Non ha, invece, alcuna rilevanza ai fini del diritto alla detrazione la data di ricezione della nota di variazione. Se emessa nei termini, si pone, infine, il quesito se ricada sul debitore concordatario l'obbligo di versare l'IVA relativa. Per l’Agenzia la risposta, vista la normativa europea e nazionale, nonché la giurisprudenza della Corte Ue, è negativa. “La normativa nazionale (art. 26, comma 2, d.P.R. n. 633 del 1972) - si legge nella Risposta - qualifica le procedure concorsuali come causa del “mancato pagamento in tutto o in parte del prezzo convenuto”, cui consegue il diritto del debitore al mantenimento della detrazione dell’IVA conseguente all’operazione originaria”.

Leggi dopo