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Liquidazione dei compensi professionali: i nuovi parametri rimessi alla Consulta

21 Novembre 2012 |

Giudice di pace di Sciacca

Parametri professionali

È stato il Giudice di Pace di Sciacca, con un’ordinanza del 2 novembre scorso, a sollevare la questione di legittimità costituzionale della legge n. 27/2012 e del decreto ministeriale n. 140/2012, introduttivo dei parametri forensi, “nella parte in cui dispongono l’applicazione retroattiva delle nuove tariffe professionali anche ai giudizi in corso ed all’attività già svolta ed esaurita prima dell’entrata in vigore”. Analoga questione di costituzionalità, peraltro, è già stata sollevata dal Tribunale di Cremona, con ordinanza del 13 settembre, le cui motivazioni sono richiamate integralmente nel provvedimento in esame.

Tra tariffe e parametri. La nuova normativa ha introdotto i parametri, da applicare per la liquidazione giudiziale dei compensi in caso di mancato accordo tra avvocato e cliente, ed ha contestualmente abrogato, con effetto ex tunc, quindi anche per le cause in corso, le previgenti tariffe.
Lo spartiacque dell’entrata in vigore della nuova normativa. A chiarire le modalità con cui calcolare i compensi nelle fasi intermedie è intervenuta, a più riprese, la Corte di Cassazione. In particolare, con la pronuncia a Sezioni Unite, n. 17406 del 12 ottobre scorso, gli Ermellini hanno precisato che si applicano le vecchie tariffe se le prestazioni professionali si erano già esaurite entro il 23 agosto, data di entrata in vigore del D.M. n. 140/2012, mentre si applicano i nuovi parametri a tutte le cause ancora in corso a quella data, anche con riferimento a prestazioni iniziate e in parte svolte in epoca precedente. 
Incostituzionale l’abrogazione retroattiva delle tariffe? Con un’interpretazione parzialmente difforme da quella fornita dalla Suprema Corte, il Giudice di Pace ritiene incostituzionale la nuova normativa, proprio in ragione dell’abrogazione retroattiva delle vecchie tariffe e l’applicazione dei nuovi parametri anche a giudizi in corso e ad attività svolte - ed esaurite - prima del 23 agosto.  Ciò sarebbe in contrasto con gli artt. 3, 24 e 117 Cost., nonché con principi comunitari (art. 6 CEDU), in materia di irretroattività della legge.
Il divieto di retroattività fa parte del nostro ordinamento con riferimento alla sola legge penale, ma, si legge nell’ordinanza di rinvio, la retroattività di una legge non penale non dovrebbe essere ammessa in assenza di “preminenti motivi imperativi di interesse generale”. E, nel caso della liquidazione dei compensi, tali motivi non sussisterebbero. Se la ratio dell’intervento legislativo è quello di liberalizzare il mercato delle professioni, l’applicazione retroattiva dei nuovi parametri appare inefficace rispetto all’obiettivo e finisce per produrre soltanto l’effetto di alterare “l’equilibrio contrattuale a suo tempo concordato tra le parti”.
Intanto anche il CNF ha impugnato il decreto davanti al Tar. Su un altro versante, va registrata l’impugnazione innanzi al Tar del decreto n. 140/2012 da parte del Consiglio Nazionale forense. Viene contestata l’impostazione complessiva del testo, considerato punitivo per la categoria forense e, soprattutto, non giustificato: l’abbattimento dei valori delle previgenti tariffe e, quindi, dei compensi professionali, sarebbe immotivato, non autorizzato dalla legge e incoerente con gli obiettivi originali del provvedimento.

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