Quesiti Operativi

Impugnabilità del decreto di revoca dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo senza conseguenziale sentenza di fallimento

Il decreto con cui il tribunale revoca l'ammissione alla procedura di concordato preventivo senza emettere sentenza di fallimento è impugnabile?

 

Nel silenzio della legge la giurisprudenza esclude che il decreto con cui il tribunale revoca l'ammissione alla procedura di concordato preventivo senza emettere sentenza di fallimento sia impugnabile.

Riferimenti normativi e giurisprudenziali - I principali riferimenti normativi sull'argomento sono l' art. 173 l.fall. e l'art. 111 Cost. La giurisprudenza richiamata è la seguente: Cass. civ., Sez. Un., 28 dicembre 2016, n. 27073; Cass. civ. 8 maggio 2014, n. 9998; App. Salerno 19 ottobre 2010.

Le motivazioni della giurisprduenza e della dottrina - L'art. 173 l. fall. (Revoca dell'ammissione al concordato e dichiarazione del fallimento nel corso della procedura) non specifica se il decreto di revoca dell'ammissione alla procedura di concordato preventivo, nel caso di omessa conseguenziale sentenza di fallimento del debitore, sia impugnabile o meno.

La norma prevede infatti che all'esito del procedimento il tribunale provvede con decreto e, su istanza del creditore o su richiesta del pubblico ministero, accertati i presupposti di legge, dichiara il fallimento del debitore con contestuale sentenza, reclamabile a norma dell'art. 18 l.fall., il quale disciplina l'ipotesi di reclamo avverso la sentenza che dichiara il fallimento.

Nulla però dice in merito all'ipotesi di revoca senza contestuale sentenza di fallimento.

La giurisprudenza di merito esclude che il decreto di revoca sia reclamabile (App. Salerno 19 ottobre 2010).

Le Sezioni Unite della Cassazione hanno inoltre chiarito che il decreto con cui il tribunale dichiara l'inammissibilità della proposta di concordato, ai sensi dell'art. 162, comma 2, l. fall. (eventualmente, anche a seguito della mancata approvazione della proposta, ai sensi dell'art. 179 comma 1) ovvero revoca l'ammissione alla procedura di concordato, ai sensi dell'art. 173, senza emettere consequenziale sentenza dichiarativa del fallimento del debitore, non è soggetto a ricorso per cassazione ex art. 111, comma 7, Cost., non avendo carattere decisorio.

Invero, tale decreto, non decidendo nel contraddittorio tra le parti su diritti soggettivi, non è idoneo al giudicato (Cass. civ., sez. un., 28 dicembre 2016, n. 27073). Tale sentenza supera un precedente orientamento che ammetteva il ricorso in Cassazione nelle ipotesi in cui il decreto avesse carattere decisorio, come ad esempio quando è fondato sull'insussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi per l'accesso alla procedura o sul difetto di giurisdizione (Cass. civ. 8 maggio 2014, n. 9998).

Parte della dottrina (Nisivoccia, Montanari) ipotizza invece la possibilità di reclamo ex art. 26 l.fall. (Reclamo contro i decreti del giudice delegato e del tribunale) o art. 131 l. fall.

In conclusione, la legge non specifica se il decreto con cui il tribunale revoca l'ammissione alla procedura di concordato preventivo senza emettere sentenza di fallimento sia impugnabile o meno. La giurisprudenza lo esclude. Parte della dottrina sembra ammetterlo ipotizzando delle soluzioni (art 26 l.fall. o art. 131 l.fall.) che, a parere di chi scrive, appaiono un po' forzate.

 

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