Quesiti Operativi

Insinuazione del credito del professionista e quantificazione del compenso

28 Luglio 2015 | , Parametri professionali

Quali sono i criteri e le modalità per l'insinuazione al passivo del credito del professionista che ha assistito la società nell'ambito di una procedura di concordato in bianco e - contestualmente - nell'ambito delle trattative volte alla conclusione di un accordo di ristrutturazione del debito. Mancando la pattuizione convenzionale del compenso, e dovendo dunque fare riferimento alle tariffe vigenti (che relativamente alla procedura concorsuale stabiliscono esclusivamente il parametro per la determinazione del valore della pratica) come si quantifica l'importo?

 

OSSERVAZIONI – Il quesito posto concerne, in sostanza, le modalità di insinuazione di un credito professionale, maturato per l’assistenza prestata, dallo stesso professionista, nell’ambito di una procedura concorsuale (id est concordato preventivo in bianco), avendo particolare riguardo alla quantificazione del compenso, nonché al grado di privilegio riconosciuto allo stesso.
V’è da precisare che l’annosa questione è stata oggetto di numerosi arresti della Suprema Corte che, non di rado, sono stati dei veri e propri revirement rispetto a quanto precedentemente statuito dal medesimo Supremo Collegio, sino a giungere, oggi, ad un orientamento meno controverso.
Anzitutto, occorre esaminare quanto disciplinato dall’art. 111 l. fall.
Come è noto, la norma in analisi disciplina l’ordine di distribuzione dell’attivo, individuando come prioritaria la soddisfazione dei crediti definiti come prededucibili.
In particolare, in base al comma II della disposizione in parola l’attività del professionista prestata nell’ambito del procedimento concorsuale determina l’insorgere, a favore del medesimo professionista, di un credito qualificabile come prededucibile.
In buona sostanza, il credito del professionista, sorto a seguito delle prestazioni rese in favore dell’impresa per la redazione del concordato preventivo e per la relativa assistenza, va soddisfatto in prededuzione, giusta il disposto di cui all’art. 111, comma II, l. fall.
L’unico limite imposto dalla norma in parola, dunque, è la necessità di un collegamento di occasionalità o funzionalità tra l’attività del professionista e la procedura concorsuale in cui (o per la quale) l’opera intellettuale è stata prestata.
Sul punto, v’è da rilevare che la Corte di cassazione ha chiarito – interpretando l’art. 111 l. fall. nella sua nuova versione – cosa debba intendersi per collegamento “occasionale” o “funzionale”, statuendo che tale duplice e alternativo requisito debba ritenersi soddisfatto avuto riguardo non solo all’attività prestata in occasione o funzione della procedura concorsuale, bensì  nell’interesse della massa e dunque risponda agli scopi della procedura stessa.
In altre parole il requisito in forza del quale il credito del professionista gode del carattere di prededucibilità deve valutarsi anche in base all’utilità che la prestazione può apportare alla massa dei creditori. E così può considerarsi, a parere di chi scrive, prededucibile il credito di un professionista che, nell’interesse della Società, abbia agito o resistito in giudizio al fine di dimostrare l’infondatezza di una pretesa creditoria che avrebbe potuto arrecare un pregiudizio ai creditori.
La Suprema Corte, in un recente arresto, ha ribadito che spetta “il riconoscimento della prededuzione al credito del professionista che abbia assistito l'imprenditore nella preparazione della domanda di concordato preventivo” (ex pluribus, Cass. 6 ferraio 2015, n. 2264).
Applicando tali principi al caso di specie, si ritiene applicabile la prededuzione al professionista che ha assistito la società nell’ambito di una procedura di concordato in bianco e nelle relative trattative per raggiungere l’accordo di ristrutturazione del debito.
Per quanto riguarda poi le modalità di quantificazione degli importi, si conferma che è necessario riferirsi alle tariffe vigenti di cui al D.M. n. 55/2014 e, in particolare, all’art. 21, secondo il quale, per l’assistenza in procedure concorsuali giudiziali e stragiudiziali è necessario valutare il valore del credito del cliente creditore, ovvero l’entità del passivo del cliente debitore.
Di talché, una volta individuato lo scaglione di valore a cui appartiene la procedura, sarà sufficiente confrontare le tabelle allegate al Decreto Ministeriale per rilevare l’importo che potrà  essere esposto.
In conclusione, alla luce di quanto dianzi argomentato, anche con la conferma della giurisprudenza della Suprema Corte, è possibile ritenere che:
- l’art. 111, comma II, l. fall. riconosce il grado della prededuzione ai crediti del professionista sorti in occasione o funzione della procedura;
- per quanto concerne la quantificazione del credito, è necessario riferirsi ai valori indicati dall’art. 21, D.M. n. 55/2014.

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