Quesiti Operativi

Irrilevanza dell'autorizzazione del giudice delegato ai fini della responsabilità del curatore fallimentare

 

L'azione di responsabilità contro il curatore revocato ha natura contrattuale?

 

Caso pratico - Il curatore risponde del danno generato da una errata gestione di rimborso di IVA a credito.

Il curatore aveva chiesto la restituzione di un tributo a favore della curatela fallimentare anziché a favore del creditore assegnatario del medesimo credito erariale ante fallimento, beneficiario del medesimo importo liquidato dall'Agenzia delle entrate.

Il curatore ha espresso parere positivo all'ammissione al passivo proposta dal medesimo creditore pignoratizio senza segnalare la preventiva richiesta di restituzione già ricevuta dall'Avvocatura Generale dello Stato ed il giudice ha ammesso il credito al passivo.

La richiesta di restituzione dell'Avvocatura dello Stato, ha determinato un danno alla massa parametrabile al tributo versato due volte: la somma viene richiesta a titolo di risarcimento del danno dal nuovo curatore nominato per effetto della revoca del precedente.

Ai fini della responsabilità del curatore è irrilevante l'eventuale autorizzazione del giudice delegato, la quale può rilevare solo ai fini di un concorso di responsabilità dell'organo giudiziale.

La Corte di Cassazione, con sentenza 2 luglio 2020, n. 13597,ha ribaltato la sentenza della Corte d'Appello riconoscendo la responsabilità del curatore.

 

Spiegazioni e conclusioni - La Suprema Corte ha affermato che la natura contrattuale della responsabilità del curatore è confermata dalla modifica dell'art. 38 l.fall. che, nell'attuale formulazione, prevede che "il curatore adempie ai doveri del proprio ufficio (...) con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico" mentre la precedente formulazione dell'art. 38 l.fall. prevedeva solo che egli dovesse "adempiere con diligenza ai doveri del proprio ufficio".

In questo modo, il parametro di diligenza cui si deve uniformare l'attività del curatore, si è elevato dal riferimento originario all'art. 1176 comma 1 c.c. del buon padre di famiglia a quello dell'art. 1176 comma 2 c.c., per cui nell'adempimento delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, la diligenza deve valutarsi con riguardo alla natura dell'attività esercitata.

Ne deriva che dal curatore non viene preteso un livello medio di diligenza, ma la diligenza correlata (anche) alla perizia richiesta dall'incarico professionale, secondo specifici parametri tecnici, sia pure con la conseguente facoltà di avvalersi – a fronte di problemi tecnici di particolare difficoltà – della limitazione di responsabilità dell'art. 2236 c.c. che esonera da responsabilità solo in caso di colpa lieve.

Questa sentenza rientra nell'orientamento secondo cui la responsabilità del curatore non viene elisa dall'autorizzazione del giudice delegato che, nella prospettiva della sentenza della Corte d'Appello poi impugnata, finiva per escludere ogni addebito al curatore perché interrompeva ogni nesso tra condotta e danno.

L'indifferenza dell'autorizzazione del Giudice Delegato si motiva perché l'autorizzazione non ha carattere decisorio ma rimuove un ostacolo al compimento. Inoltre il curatore sceglie sempre se compiere o meno un atto in piena autonomia: anche a fronte di un ordine del giudice delegato, il curatore non dovrebbe comunque compiere un atto illegittimo.

Nel caso in esame, la natura della responsabilità del curatore ha un decisivo impatto sulla ripartizione dell'onere probatorio: trattandosi di responsabilità contrattuale gravava sul curatore l'onere di provare che non era stato a conoscenza della doppia erogazione fonte del danno poiché è la parte inadempiente a dover dimostrare di non aver potuto adempiere per una causa a lui non imputabile ex art 1218 c.c.

Dato che il curatore non ha provato l'esistenza di un inadempimento non imputabile, è stati ritenuto responsabile.

 

Normativa e giurisprudenza

  • Art. 38 L. Fall.
  • Art. 111 L. Fall.
  • Trib. Napoli, Sez. 7, 15 gennaio 2011 Posto che il curatore fallimentare è responsabile contrattualmente, secondo le norme del mandato, per i danni arrecati al fallimento, nondimeno non sussiste la responsabilità del curatore che non abbia portato all'incasso gli assegni ricevuti da un terzo a cauzione di una operazione di compravendita immobiliare, non portata a compimento per un provvedimento del giudice.
  • Trib. Novara, 14 ottobre 2011 Il curatore è responsabile quando non adempie ai doveri del proprio ufficio con la diligenza richiesta dalla natura dell'incarico. Il testo della norma sopra indicata (n.d.r.; art. 38 l. fall), indubbiamente più esplicito di quello ereditato dal 1942, contiene un arricchimento del novero degli eventus damni ed una specificazione della diligenza richiesta al professionista, approdo, quest'ultimo, invero già raggiunto dalla dottrina formatasi sotto la vecchia legge, che aveva sostenuto la necessità di parametrare la diligenza del curatore non a quella ordinaria del buon padre di famiglia (art. 1176, comma 1, c.c.), ma a quella qualificata dalla professionalità dell'incarico (art. 1176 c.c., comma 2).

 

 

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