Quesiti Operativi

La compensazione in caso di consecuzione tra procedure concorsuali

06 Ottobre 2016 | Compensazione

Si chiede se, in caso di consecuzione tra le procedure di concordato preventivo e fallimento, un istituto di credito possa opporre alla curatela fallimentare la compensazione ex art. 56 l.fall. dei saldi inerenti a due distinti conti correnti, uno attivo ed uno passivo, aperti in epoca anteriore al deposito del ricorso di ammissione a preconcordato, relativamente ai saldi precedenti al deposito del ricorso al concordato preventivo.

 

Premessa: la consecuzione tra procedure. Preliminarmente, giova far presente che, in tema di consecutio tra procedure, l’art. 69-bis, comma 2, l. fall., stabilisce che, nell’ipotesi in cui alla domanda di concordato preventivo segua la dichiarazione di fallimento, i termini previsti dagli artt. 64, 65, 67, commi 1 e 2 e 69 decorrono dalla data di pubblicazione della domanda di concordato nel Registro delle imprese. A questo riguardo, la S.C. (Cass. 29 marzo 2016, n. 6045) ha precisato che, qualora al concordato preventivo faccia seguito il fallimento, il susseguirsi delle due procedure darà luogo ad una procedura unitaria il cui inizio deve essere individuato nella prima, dalla quale decorreranno i termini per l'esercizio dell'azione revocatoria anche nell'ipotesi in cui tra concordato e fallimento vi sia uno iato temporale, in quanto costituiscono entrambi manifestazione di un'unica situazione di crisi dell'impresa. In termini più generali, pertanto, la consecuzione tra la procedura di concordato preventivo e quella fallimentare rende configurabile una sola “super-procedura unitaria” i cui effetti decorrono con il deposito della domanda di concordato (ricorso ex art. 161, comma 6, l. fall., nel caso esaminato).

 

La compensazione ex art. 56 l. fall. Tanto premesso, per quanto attiene alla compensazione, l’art. 56 l. fall. riconosce ai creditori il diritto di compensare i crediti vantati verso l’imprenditore fallito con i debiti che essi hanno verso lo stesso, ancorché non scaduti prima dell’apertura della procedura. L’istituto civilistico della compensazione è, come noto, una modalità di estinzione dell’obbligazione diverso dall’adempimento, ma a carattere satisfattorio, che presuppone l’esistenza di una simmetrica situazione di due soggetti per cui ciascuno di essi è, allo stesso tempo, creditore e debitore dell’altro e determina l’elisione delle reciproche posizioni debitorie sino alla concorrenza del medesimo valore. In ottica concorsuale, risulta evidente il carattere derogatorio della disposizione rispetto al regime codicistico, dal momento che esclude dai requisiti condizionanti l’effetto estintivo quello della esigibilità del credito ed è altrettanto evidente l’eccezione al principio generale della par condicio creditorum.

Sul punto, i Giudici di legittimità (Cass. 7 maggio 2009, n. 10548) hanno evidenziato che la compensazione delle opposte ragioni di credito presuppone la preesistenza del momento genetico dei rispettivi crediti rispetto alla procedura concorsuale. Il momento genetico rappresenta, quindi, l’elemento essenziale al fine di ammettere o meno la compensabilità tra crediti e debiti. In quest’ottica, la S.C. ha sostenuto che la disposizione di cui all’art. 56 l. fall. “rappresenta una deroga al concorso, a favore di soggetti che si trovino ad essere al contempo creditori e debitori del fallito, non rilevando il momento in cui l’effetto compensativo si produce e ferma restando l’esigenza dell’anteriorità del fatto genetico della situazione giuridica estintiva delle obbligazioni contrapposte (Cass., Sez. Un., 16 novembre 1999, n. 775; Cass. 31 agosto 2010, n. 18915; Cass. 27 aprile 2010, n. 10025).

 

La soluzione. Alla luce dell’indirizzo della S.C., pertanto, nel caso di specie, essendo il momento genetico dei rispettivi crediti (saldi dei conti correnti attivo e passivo) preesistente alla presentazione del ricorso ex art. 161, comma 6, l. fall., pare possibile la compensazione ai sensidell’art. 56 l. fall. 

Leggi dopo