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Il trattamento del leasing nel concordato preventivo

25 Gennaio 2012 | di Danilo Galletti

Leasing

Nei concordati preventivi, ove il debitore sia vincolato da contratti di leasing non risolti al momento dell’accesso alla procedura, sembra allo stato impossibile ipotizzare che l’obbligatorietà del concordato possa produrre l’effetto di falcidiare i crediti del concedente scaduti successivamente all’ammissione.

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Giurisprudenza commentata Giurisprudenza commentata

L’opposizione all’omologa del concordato preventivo e l’accertamento del credito

23 Gennaio 2012 | di Marco Badellino, Nicola Bottero

Tribunale di Torino

Omologazione della proposta di concordato

Il termine per la costituzione nel giudizio di omologa di un concordato preventivo previsto dall’art. 180, comma 2, l. fall. non ha natura perentoria, con la conseguenza che l’opposizione depositata da un creditore dissenziente in sede di udienza dev’essere considerata ammissibile.

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Focus Focus

Stato dell'arte su nomina e poteri liquidatore e altri organi di direzione e controllo nel concordato con cessione di beni

19 Gennaio 2012 | di Giacomo Lucente

Organi del fallimento e della altre procedure concorsuali

Si analizza la figura del liquidatore giudiziale e degli altri organi di direzione controllo nel concordato con cessione di beni (commissario giudiziale e giudice delegato). L'autore muove dall'esame della norma di cui all'art. 182 l. fall., nel testo ante e postriforma della legge fallimentare soffermandosi poi sulle modifiche apportate da ultimo dal d.lgs. n. 169 del 2007. Particolare attenzione è inoltre dedicata al dibattito dottrinario relativamente alla natura cogente o derogabile di tale disposizione normativa e agli orientamenti della giurisprudenza di merito e di legittimità sul punto.

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Giurisprudenza commentata Giurisprudenza commentata

Il sindacato dell’autorità giudiziaria sulla corretta formazione delle classi

17 Gennaio 2012 | di Maurizio Orlando

Tribunale di Messina

Classi e categorie di creditori

Ove all’interno di una classe figurino creditori portatori di interessi non omogenei e di peso economico significativo, i creditori dissenzienti con minor peso economico sono irrimediabilmente pregiudicati dal diritto di contestare in sede omologazione la convenienza della proposta.

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Regno Unito, consultazione pubblica per un processo più rapido ed efficiente di apertura di procedure liquidatorie

13 Gennaio 2012 | di Giorgio Corno

Insolvenza transfrontaliera

L’Insolvency Service del Governo del Regno Unito, che fa parte del Dipartimento per la Business Innovation and Skills - nell’ambito della funzione di mantenere e sviluppare la normativa in materia di insolvenza e di assicurare una organizzazione finalizzata a un miglioramento continuo - ha recentemente rilevato che, in Gran Bretagna, l’85%, di procedure liquidatorie che presuppongono l’insolvenza del debitore (e, specificamente, di bankruptcy per individui; e winding up, per società), sono aperte su istanza del debitore; mentre solo il 5% delle procedure di insolvenza aperte su istanza di terze parti sono contestate dal debitore.

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Concordato fallimentare proposto da un terzo: la tutela del fallito in caso di esubero di attivo

12 Gennaio 2012 | di Mauro Vitiello

Concordato fallimentare

La proposta di concordato presentata da un terzo nell'ambito di una procedura fallimentare cd. capiente, può configurare un'ipotesi di abuso del diritto ed è quindi inammissibile quando, assicurando il pagamento integrale di tutti i creditori, si risolve in una lesione del diritto del fallito a rientrare nella disponibilità della parte di patrimonio la cui liquidazione in sede fallimentare non sarebbe stata necessaria per il soddisfacimento di tutti i creditori.

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Critica alla legge fallimentare riformata: il regime di mercato nel concordato preventivo

11 Gennaio 2012 | di Carlo Bianco

Concordato preventivo: disciplina generale

L'applicazione della riforma fallimentare nei sei anni che corrono dalla sua emanazione giustifica ormai una complessiva riflessione critica sui nuovi strumenti giuridici della gestione della crisi d'impresa: quale il concordato preventivo, l'accordo di ristrutturazione dei debiti e i piani di risanamento. La riforma attuata a partire dal D.L n. 35 del 14 marzo 2005, era da tempo reclamata, in quanto gli operatori economici lamentavano l'assenza di un istituto giuridico efficace che regolasse lo stato di crisi delle imprese, atteso che l'istituto dell'amministrazione controllata (poi abrogato) si rivelava inadeguato per i rigorosi vincoli legislativi e per un controllo giudiziario degli organi deputati poco inclini a seguire le complesse dinamiche della ristrutturazione dell'impresa, tanto da preferire il fallimento. L'assenza di regole adatte alla gestione della crisi ed il mancato successo delle esperienze tentate con soluzioni “stragiudiziali” frustravano le iniziative dei privati per trovare le soluzioni alternative più idonee rispetto al fallimento. In sostanza la legge fallimentareante riforma non riconosceva di fatto lo stato di crisi, trascorrendo direttamente dall'imprenditore in bonis all'imprenditore insolvente. Tale lacuna ha alimentato un articolato e pluridecennale dibattito per ricercare delle soluzioni giuridiche più consone alle esigenze degli operatori economici, che reclamavano regole adeguate per gestire la crisi nella legalità. In questo contesto, dopo vari tentativi di riforma, nel marzo del 2005 si modificò la legislazione concorsuale rimasta pressoché inalterata per oltre sessant'anni, con il citato decreto legge (“Disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale”). Già la stessa confermava che le attese il legislatore voleva “liberare” la gestione della crisi d'impresa per porla nelle mani degli operatori. Si tratta dunque, a distanza di sei anni dall'entrata in vigore della riforma, di fare un primo bilancio per comprendere fino a qual punto la riforma abbia portato a condizioni di mercato più efficienti, come era nelle attese degli operatori economici e del legislatore stesso.

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Critica alla legge fallimentare riformata: la legittimazione dei terzi a proporre domanda di concordato quale ipotesi di soluzione alternativa

11 Gennaio 2012 | di Mariacarla Giorgetti

Domanda di concordato

La legittimazione attiva a richiedere l'ammissione alla procedura di concordato preventivo, individuata dall'art. 160 l. fall. nell'imprenditore-debitore, è rimasta invariata anche a seguito della riforma attuata dalla legge n. 80/2005 e successive modificazioni. L'Autrice, in un'ottica de iure condendo, s'interroga sulla possibilità e sull'opportunità di estendere la legittimazione ad avvalersi dello strumento concordatario anche a soggetti diversi dal debitore.

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Giurisprudenza commentata Giurisprudenza commentata

Gli effetti costitutivi della sentenza revocatoria in relazione alla condanna alle restituzioni e ai pagamenti

10 Gennaio 2012 | di Roberto Amatore

Tribunale di Milano

Azione revocatoria fallimentare

Ai sensi del novellato art. 70, commi 2 e 3, l. fall., una volta che l’accipiens convenuto in revocatoria abbia restituito alla massa le somme ricevute, può disporsi l’ammissione al passivo del suo credito, inefficacemente estinto dal pagamento revocato,  con la clausola di riserva, quale credito condizionale, in attesa della definitività della sentenza di revoca.

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Quesiti Operativi Quesiti Operativi

L'azione sociale di responsabilità nel concordato preventivo

09 Gennaio 2012 | di Salvatore Sanzo

Azioni di creditori e organi di procedure concorsuali verso amministratori

A chi spetta la legittimazione attiva di responsabilità verso gli ex organi gestori e di controllo in caso di concordato preventivo di ristrutturazione?

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